Archivio Giornaliero: 28 maggio 2010

Camillo

Camillo come ogni sera si affaccio nello studio del suo papa, per chiudere, nel silenzio della casa, la porta alle sue spalle.
Cio’ che l’attraeva in quel luogo cosi buoi e serio erano i libri.
Tutti affastellati senza un ordine apparente, taluni alti, taluni piccini piccini. taluni pesanti, taluni leggeri.
Ora un libro con il petto all’infuori fischiettava per attirare l’attenzione, ora un altro si nascondeva dietro a rigide brossure, ora un altro ancora giaceva poggiato sopra una schiera imbellettata di colleghi piu anziani e dalle forme piu preziose.

Camillo sentiva il confuso vociare dei libri e delle parole.

Tra le piccole spirali di polvere facevano capolino le storie piu strane. Si affacciavano tra le righe (ora imponenti ora sbiadite) e parlavano al cuore.

E accadeva cosi, per caso, che Camillo, parola dopo parola, pagina dopo pagina, dall’imbrunire fino al tramonto, scoprisse le eroiche gesta di cavalieri d’armi e dame di corte, o le stravangati invenzioni di un signore antico.
Correvano le notti di Camillo al dolce ritmo di punti, virgole, escalamativi e interrogativi; al dolce ritmo di capoversi e versi un po’ impolverati ma forti e vigorosi.
La carta scorreva fra le dita e nel cuore si aprovano inifiniti orizzonti.
Al di la del mare o dentro antiche toprri, storie sempre nuove eppure antiche, gli narravano di mondi e di tempi.
Si schiudevano, tra le luci della sera ed i pensieri di Camillo, verita mai ascoltate.

Quando il mattino faceva capolino ed i libri si risvegliavano insieme al gionro, Camillo richiudeva le pagine del libro e, sonnecchioso, s’infilava tra calde lenzuola. Per pochi istanti, ahime, perche da i a breve la mamma sarebbe venuto a svgleiarlo con un bacio al caffelatte.
Quante scoperte e quanti mondi si dischiusero a Camillo, in quelle notti regalate dai libri.

Camillo ricevette in dono, da quelle notti e dagli amici, la liberta del cuore, la speranza di chi e’ certo, la conoscenza che non inganna ed il dolce sapore del mondo.

fattori

cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.

Ci ho pensato.

E’ una regola che vale per addizioni e moltiplicazioni. Non vale per divisioni e sottrazioni.

Anche se forse sarebbe piu divertente….