Archivio Mensile: maggio 2010

Camillo

Camillo come ogni sera si affaccio nello studio del suo papa, per chiudere, nel silenzio della casa, la porta alle sue spalle.
Cio’ che l’attraeva in quel luogo cosi buoi e serio erano i libri.
Tutti affastellati senza un ordine apparente, taluni alti, taluni piccini piccini. taluni pesanti, taluni leggeri.
Ora un libro con il petto all’infuori fischiettava per attirare l’attenzione, ora un altro si nascondeva dietro a rigide brossure, ora un altro ancora giaceva poggiato sopra una schiera imbellettata di colleghi piu anziani e dalle forme piu preziose.

Camillo sentiva il confuso vociare dei libri e delle parole.

Tra le piccole spirali di polvere facevano capolino le storie piu strane. Si affacciavano tra le righe (ora imponenti ora sbiadite) e parlavano al cuore.

E accadeva cosi, per caso, che Camillo, parola dopo parola, pagina dopo pagina, dall’imbrunire fino al tramonto, scoprisse le eroiche gesta di cavalieri d’armi e dame di corte, o le stravangati invenzioni di un signore antico.
Correvano le notti di Camillo al dolce ritmo di punti, virgole, escalamativi e interrogativi; al dolce ritmo di capoversi e versi un po’ impolverati ma forti e vigorosi.
La carta scorreva fra le dita e nel cuore si aprovano inifiniti orizzonti.
Al di la del mare o dentro antiche toprri, storie sempre nuove eppure antiche, gli narravano di mondi e di tempi.
Si schiudevano, tra le luci della sera ed i pensieri di Camillo, verita mai ascoltate.

Quando il mattino faceva capolino ed i libri si risvegliavano insieme al gionro, Camillo richiudeva le pagine del libro e, sonnecchioso, s’infilava tra calde lenzuola. Per pochi istanti, ahime, perche da i a breve la mamma sarebbe venuto a svgleiarlo con un bacio al caffelatte.
Quante scoperte e quanti mondi si dischiusero a Camillo, in quelle notti regalate dai libri.

Camillo ricevette in dono, da quelle notti e dagli amici, la liberta del cuore, la speranza di chi e’ certo, la conoscenza che non inganna ed il dolce sapore del mondo.

fattori

cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.

Ci ho pensato.

E’ una regola che vale per addizioni e moltiplicazioni. Non vale per divisioni e sottrazioni.

Anche se forse sarebbe piu divertente….

e’ l’irreparabilita cio che mi spaventa.

un testimone oculare che racconta.

che altri sappiano, altri che non conosco, altri che non conoscono la mia storia per abbracciarla ed amarla, rende lo sbaglio imperdonabile, inaccettabile.

lo rendono obiettivo e non soggettivo. l’errore nasce dal soggetto. e’ l’uomo che fa l’errore.

dobbiamo imparare a riconoscere cio che deve essere taciuto, cio che non deve essere narrato, raccontato. non tutto puo’ essere reso oggettivo dalla narrazione di fatti. cio’ che porta all’atto irragionevole, all’atto contro ogni ragione non e’ una mera sequenza di fatti ma la relazione che lega i fatti all’io. e questa relazione deve essere protetta. smascherare l’errore oggettivo significa rendere imperdonabile l’uomo.

cosi l’istante puo’ divenire una lunga nota, fissa, stentorea, acuta, assordante.

no, sui righi della vita nasce una straordinaria sinfonia. non dobbiamo tradire, perche la musica possa continuare a suonare.

mi è successo…

mattina fresca, bella.

salgo in macchina. apro il tettuccio, come sempre

mi piace. alzo lo sguardo e anche se intorno è confusione il cielo è lì

mi avvio, lentamente. svolto nella circonvallazione.

la macchina procede una decina di metri davanti a me.

d’un tratto, in quei dieci metri casca un ramo. un ramo grande.

casca e un istante dopo averlo visto cadere, come in un sogno, lo supero.

bastava un secondo, un solo secondo, un istante, un battito d’ali  sarebbe caduto sopra di me.

come in un sogno. inebetita. stranita.

non è successo. ma soprattutto sapevo dentro che non dovevo avere paura.

è accaduto.

poteva accadere diversamente. ma non era questa la mia storia di oggi.

non dovevo essere colpita da un ramo secco.

e ho come colto, di sfuggita, qualcosa di grande.

certe volte la notte…

colazione

“perche’ hai quella faccia li’?”

“…”

“eh? sonno?”

“non ti ricordi niente?”

“…cosa?”

“abbiamo litigato”

“ma chi??”

“tu ed io!… furiosamente”

“ma come? cosa dici?”

“a furia di digrignare mi hai svegliato. ti ho detto di mettere il byte e tu me ne hai dette di tutti i colori!”

“IO??”

“SI! TU!!”

“Ah…”

“alla fine ho accesso la luce e ti ho preso a scossoni per svegliarti. tu hai imprecato in tutte le lingue, ti sei alzata e sei andata in bagno! “Dove vai adesso??”  “In bagno, cosi li sto tranquilla…”

Sei tornata e ti sei rimessa a letto. “

“Ah…e poi?”

“poi hai mugugnato e alla fine ti sei messa il byte…un inferno!”

“ah…” … “che ridere…”

“che ridere un par de’ palle!”

“ma non puoi essere arrabbiata! io stavo dormendo! capisci che hai litigato con una persona che non sono io??”

“ah e allora con chi avrei litigato?”

“….” “con me dormiente”

“va’ al diavolo”

….

“aspetta che ti do una mano a mettere via le cose della colazione”

“NO. vai a lavarti che e’ meglio!”

“ok…”

Ma, voglio dire, io stavo dormendo…non posso essere responsabile delle mie azioni quando sto dormendo! comunque no, non ricordo assolutamente NIENTE…

Mi devo ricordare di mettere il byte…

(in cuor mio pero me la sono risa… lei no… )